E noi siamo sempre veloci a cambiare canale,
ma coi piedi piantati per terra, guardando la vita con aria distratta,
senza entrare nel campo magnetico della felicità;
felicità che sappiamo soltanto guardare, aspettare, cercare già fatta,
quasi fosse anagramma perfetto di facilità,
barando su un'unica lettera... (F. Guccini)

Scrivere della Vocazione cristiana è anzitutto parlare della bellezza, di una bellezza possibile, praticabile. Se non c'è bellezza praticabile, non c'è salvezza possibile. Eppure chissà per quale malanno la parola Vocazione si è dipinta di una spiacevole condizione di vita dalla quale fuggire. Non credete? Provate a chiedere ai vostri figli o nipoti: “qual è la tua vocazione?”. Risponderanno imbarazzati innanzitutto collegando la domanda con il fare o meno il prete, o la suora, e si schermiranno subito dicendo che loro vogliono sposarsi. Se sono un po' più grandi non diranno nemmeno che vogliono sposarsi, ma che ci penseranno e poi vedranno.
Ma la vocazione cristiana non è fare questo o quello, sposarsi o meno! La vocazione cristiana è la chiamata rivolta da Dio ad ogni uomo, chiamata che non può venir meno qualunque sia la situazione di contraddizione in cui l'uomo possa venire a trovarsi: è la chiamata alla salvezza. Salvezza come felicità possibile entro il limite di qualunque vita.
Così la condizione di vita che uno sceglie non è altro che l'occasione buona perché questa salvezza raggiunga e sostenga il credente, l'occasione buona per rendere presente il Regno di Dio sulla terra degli uomini.
Noi consacrati non siamo migliori degli altri, o in una condizione vocazionale favorevole! Inutile affermarlo. E non è nemmeno utile riaffermare che tutte le scelte di vita abbiano pari dignità. E' invece diventato fondamentale riaffermare che in ogni cuore vi è l'inesauribile desiderio di verità: mancanza di certezze che chiama all'esigenza di cercare se stessi interrogandosi sul proprio futuro. Qui e solo qui si innesta la vocazione cristiana come bella, possibile, praticabile, sostenibile.
La vocazione allora si distende come forza che sostiene ogni condizione di vita: una vita per Dio, alla sua ricerca, alla sua sequela. Vita che rivela passo passo l'instancabile fedeltà di Dio.
Forse oggi è la fatica a far paura: si pensa che ci sia una alternativa alla fatica, una via facile che faccia rima con felice. Ma può esistere una vita piena senza la fatica?! Senza la promessa che si distende in un “per sempre”?! Ecco allora che la vocazione cristiana rende possibile anche la fatica, perché rende possibile la salvezza, porta la gioia e la speranza: in una parola la felicità. Parliamo di questo ai giovani, ai ragazzi: con Gesù c'è di più! Anzi c'è tutto quello che ti serve per vivere. Scegli alto, scegli in grande, scegli il massimo, scegli Lui.
Ho parafrasato dei versi di un ammiccante maestro dei nostri giorni (Baricco); ci fanno pensare, ci fanno ben sperare.

Così scenderemo verso il mare
nel modo più dolce del mondo
portati dalla corrente, lungo la danza
fatta di curve, pause ed esitazioni
che il fiume ha imparato in secoli di viaggi.
Quanto sarebbe bello se per ogni mare
che ci aspetta ci fosse un fiume per noi
e qualcuno: un Padre, una Madre, un Amore!
Qualcuno capace di prenderci per mano
e di trovare quel fiume:
immaginarlo, inventarlo
e sulla sua corrente posarsi
con la leggerezza di una Parola.
Questo davvero sarebbe meraviglioso!
Sarebbe dolce la vita.
Qualunque vita.