Avete mai letto cosa c’è scritto sulla croce che ci accoglie quando guardiamo l’altare, quella che noi oratoriani chiamiamo simpaticamente “il Gesù del sorriso”?
C’è scritto “Regnavit a ligno Deus”: significa che la croce è il trono dal quale Dio regna. Il nostro Dio non è un re che governa le nazioni con la violenza, la forza, l’intimidazione o la punizione, ma con la fragilità e la debolezza dell’amante. Chi ama è debole e si lascia possedere, si consegna all’amato e alla sua libertà, si lascia tradire. Il verbo tradire infatti significa consegnare.
“Umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte ed alla morte di croce. Per questo, Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e negli inferi; ed ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore” (Fil 2,8-11).
Ed ecco qui il nostro mandato che viene dalla Croce. Se dalla Croce Dio regna con la legge dell’amore gratuito, così è la consegna fatta a noi: se io che sono Maestro e Signore vi ho lavato i piedi così fate anche voi gli uni agli altri.
Per salvare il mondo e per salvare noi stessi è necessaria proprio la nostra croce! Specialmente in questa nostra epoca, caratterizzata dalla mentalità del benessere personale contro il bene comune, del piacere contro il servizio, sono necessari il messaggio e l’esempio della mortificazione e del sacrificio che sta in ginocchio.
Oggi la necessità del Vangelo risplende con forza. Davanti a bugiardi, calunniatori della verità, nani volgari e ignoranti, uomini saprofiti e miopi; ecco la semplicità di un giovane che si apre alla vita scoprendo il servizio come forma del benessere proprio, nel benessere altrui.
Mi riferisco ai nostri giovani: quelli che conosciamo nel nostro oratorio e fuori, che pregano in chiesa la mattina andando in università o al lavoro, che spendono ore del loro tempo nella conoscenza del Vangelo, che esigono la Verità tutta intera, che si mettono in ginocchio con gioia, sorridendo.
Mi riferisco ai nostri genitori che riscoprono la bellezza del credere in Cristo accompagnando i bambini a catechismo e la sera nel metterli a letto dicendo le preghiere.
Mi riferisco ai tanti nostri meno giovani che caparbiamente non mollano le tradizioni e sgranando il rosario credono alla preghiera anche per chi non prega più.
Mi riferisco a tutti i cercatori della Verità che non si riempiono la bocca di stupidità mediatica, ma cercano il linguaggio di Dio nel pane quotidiano.
Dio benedice la Chiesa di san Pio V e io chiedo a santa Maria di Calvairate di custodirci ancora a lungo nel quotidiano cammino dietro a Gesù.
Lui dalla Croce regna, noi nella sua Croce viviamo la gioia del Vangelo: Signore tu sai che ti amo!