Proprio in occasione del Natale il nostro Cardinale scrive così:
“Non è l’uomo per lo sport, ma è lo sport per l’uomo! E’ proprio nel rapporto che lo sport ha per l’uomo la ‘condicio sine qua non’ affinché lo sport possa rispettare la sua verità, salvare la sua identità e venerare la sua dignità”.

Questa frase per noi diventa spunto di riflessione profonda. Abbiamo di fronte esempi veramente degradati di sport proprio dalle categorie più eccellenti dei grandi campioni strapagati dove sponsor interessati al profitto e non all’atleta e alla sua verità di uomo, la fanno da padroni. Abbiamo atteggiamenti che sono esattamente contrari allo sport perché sono contrari all’uomo. Insulti, bestemmie, umiliazione, xenofobia e degrado morale.

Lo sport infatti deve servire l’uomo, non l’uomo lo sport. Anche nel nostro più ristretto mondo cittadino, nelle nostre piccole categorie amatoriali o infantili vediamo a volte lo sport andare contro la persona. Genitori che si lamentano di atteggiamenti di altri genitori a bordo campo; allenatori assediati da situazioni che con lo sport hanno poco a che fare. Contese, gelosie, risultati, prestazioni, bilanci finanziari assediano e minano le motivazioni fondamentali. Dirigenti che stentano a ridare alle loro società una configurazione veramente sportiva, dove le questioni prestazionali o finanziarie prendono un pericoloso sopravvento. Incredibile osservare come ci possano essere società sportive che hanno sempre e solo problemi di bilancio finanziario...

Ma il bilancio umano, chi lo fa? Dobbiamo essere molto alti nei nostri ideali e su questo tutti ci riconosciamo... a parole! Poi nei fatti si scende al compromesso pericoloso dove la parola gratuità mutuata dal Vangelo è lasciata fuori, dove l’attenzione al debole, all’incapace o al povero cede il passo alla smania di successo. Ma lo sport non era per l’uomo? E la domanda trova scuse e risposte evasive e allenatori e società si arrendono al mondo.

Cari amici del CASC, non arrendiamoci. Se abbiamo a cuore l’uomo, la gratuità del nostro sacrificio avrà la sua ricompensa. Rimettiamo al centro Cristo. Non mutuiamo mezzi valori dal Vangelo lasciando fuori il suo Autore! Una società sportiva che lascia lo spazio al laicismo, perderà necessariamente di vista l’uomo, quindi l’atleta e quindi fallirà miseramente anche nei suoi intenti sportivi. Rimettiamo con forza al centro delle nostre attività la persona di Gesù. Cari Presidenti di società a voi spetta il compito di una paternità spirituale e non solo gestionale delle vostre società. Parlate di Gesù con i vostri allenatori; raccontate Gesù ai vostri atleti. Evangelizzate chi è lontano, accostate chi non comprende quale dono è avere Cristo nella propria vita. Non cedete il passo a chi vuole togliere Dio nel nome del rispetto dell'uomo. La vera accoglienza di ogni uomo è annunciargli la salvezza che c'è in Gesù.

Chi rispetta il Vangelo, chi fa vincere il Vangelo, anche in campo vince perché farà vincere l’uomo che Cristo difende, e quindi avrà davvero fatto sport. Con questo voglio augurarvi un buon Natale. Non un Natale qualunque, fatto di feste e panettoni e regalini per gli atleti: vuoti auguri che non portano frutti. Facciamo nascere Cristo nelle nostre società. Poniamo ardimento e coraggio non nello scendere in campo, ma nel proclamare che solo Cristo fa vincere l’uomo, che solo Cristo insegna la fatica, la gratuità, il coraggio, il sacrificio. Allora sì, allora Cristo nasce, allora sarà Natale.

don Stefano
Assistente spirituale del Casc