Ciao Don,
ieri sono scappato via e mi sono perso sicuramente qualcosa di estremamente profondo; è stato come uscire dal cinema alla metà del II tempo di un film giallo! E' stato un tardo pomeriggio estremamente intenso e rivelatorio, ero certo della presenza di Cristo, e così ho iniziato la mia serata di volontariato con la convinzione che l'"Evento emotivo del Dio risorto" era con me. Mi sentivo un fiero condottiero che, armato della propria fede, poteva, andava, impavido, alla ricerca del Signore tra la gente. Ma ecco il fatto!
Mando un semplice messaggio a una persona che sapevo trovarsi nuovamente vicina all'esperienza della morte dopo poco meno di sei mesi. "Come va?" gli scrivo. Poco dopo ricevo il messaggio di ritorno: "Va! Domani ci saranno i funerali. La vita continua....."

E io? cosa posso dirgli ora? "Mi dispiace"? Troppo banale, inutile o addirittura offensivo per chi lo riceve. Forse potrei dirgli che SICURAMENTE è un disegno di Dio e che per ora non conosciamo? Troppo difficile da esprimere e che quasi io stesso fatico a credere. E allora? Allora decido di stare zitto e prego!

E adesso? Se prima mi sentivo un condottiero, ora sono in fuga; sono ancora armato, ma comunque in fuga per non essere io stesso preda. Mi sto nascondendo dietro la roccia della preghiera, trattengo il respiro e cado.....

Ti chiedo AIUTO: un'arma più efficace, una mano per risollevarmi dalla mia ormai triste dimensione umana, una mano sola perchè l'altra voglio sia comunque pronta per aiutare chi, come me, può cadere.

Parola del Signore.

 

Possiamo non fuggire. Possiamo stare davanti alla "tomba vuota" della nostra ragione, implorare e non fuggire. Possiamo starci insieme, possiamo condividere. Questo l’ha fatto Gesù incarnandosi nella nostra condizione umana. Questo possiamo farlo. Sì possiamo prendere corpo lì dove la morte direbbe l’ultima parola. Noi saremo una parola oltre la morte. La nostra presenza lo sarà, e non è nulla.

Non è la volontà di Dio. Dio non vuole la morte di nessuno. Dio crea per la vita e non per la morte, tant'è vero che quando la morte tenta di strappare il senso alla vita, Lui ci dà una vita senza la morte. Lui è il senso.

E' la nostra strana condizione mortale, dentro un destino di eternità. Ma proprio da questa strana condizione di morte, noi possiamo pronunciare parole di vita, noi possiamo essere la parola che ci ripete le Sue parole: "io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo".

Ringrazia il Signore di questa occasione di mettere alla prova ciò che la mente ha intuito. Mettere alla prova della morte la parola della vita. Anche le parole devono essere crocifsse e morire. Il silenzio deve regnare perché il senso possa prendere il suo posto nella storia. Spalanca lo spazio di questa assenza, lascia che mostri tutta la gravità, tutta la serietà della domanda. Esattamente lì si rivela la forza di una speranza certa, la certezza di una presenza forte.

Pregare non è fuga, ma umile ricerca del crocifisso risorto. Stare in ginocchio davanti al mistero è l'atto più alto della libertà. L'invocazione che nasce dalle profondità del silenzio è il grido di Cristo verso il Padre che si ripete qui ora.

Sono con te