Chi ha detto che l'ora di religione alle superiori sia tempo sprecato? Persino una laicissima ora di storia può trasformarsi in una buona occasione per riflettere partendo proprio dal dato dalla fede.
Ho trovato per caso su un blog questa testimonianza di una ragazza che proprio da un'ora di scuola ricava una riflessione che non solo condivido, ma che mi fa ben sperare circa la possibilità che i giovani riflettano davvero sulle tecniche della comunicazione (argomento che mi sta molto a cuore) e soprattutto che aprano gli occhi su questo pasticcio che è il mondo virtuale globale.

Se i ragazzi danno così tanto in un'ora di storia quanto più possono dare in un'ora di religione ben fatta?


Discussione durante l’ora di storia
Il discorso del Papa, Internet, la comunicazione globale


Ora di storia. Discutevamo riguardo un tema di grande attualità: il discorso rivolto da papa Ratzinger a tutta la comunità islamica. L’insegnante sottolinea la velocità con cui le parole pronunciate dal santo padre hanno attraversato il globo: probabilmente Benedetto XVI non aveva nemmeno terminato di parlare, mentre nel resto del mondo si era già pronti a difenderlo o a metterlo sotto processo. Impossibile evitare il paragone: cosa sarebbe successo se lo stesso discorso fosse stato proferito circa nove secoli fa, magari durante una crociata, e da uno stesso uomo di fede?

Qui viene il bello, perché, probabilmente, non sarebbe accaduto proprio nulla. Esatto, proprio nulla. La mancanza di una reazione, però, non avrebbe dovuto essere ricondotta a una noncuranza da parte dei contemporanei, ma alla completa assenza di mezzi di comunicazione di massa.

In simili circostanze, infatti, il raggio di diffusione del medesimo discorso non avrebbe potuto oltrepassare i confini della città di Roma, pertanto sarebbe stato difficile farlo divenire motivo di dibattito per persone che abitavano a migliaia di chilometri distanza.

La cosa non può che far riflettere: nell’epoca in cui viviamo l’informazione viaggia, oramai, a una velocità straordinaria. La nostra generazione è in grado di mettersi in contatto con il resto del mondo in qualsiasi momento, spingendo la capacità di comunicare oltre qualsiasi confine immaginabile. Molte volte questo viene preso da noi in scarsa considerazione: riteniamo del tutto normale poter telefonare a parenti che abitano all’estero e non ci stupiamo quando qualcuno ci dice di aver ordinato un prodotto proveniente da un altro continente.

Tuttavia, questa incredibile facilità nel far viaggiare l’informazione ha assunto un aspetto “banale” solamente negli ultimi decenni. Infatti, credo che nessuno si stupirebbe se sentisse suo nonno ammettere di aver pensato che un “telefono senza fili” non sarebbe mai potuto esistere se non nella sua fantasia o se suo padre dicesse di aver visto per la prima volta un video-telefono solo sulle pagine di un fumetto di fantascienza. Ma ora no, ora è tutto diverso: ci video-chiamiamo, ci inviamo messaggi, foto, canzoni, comunichiamo tramite internet, seguiamo telegiornali trasmessi in paesi dove si parla una lingua diversa dalla nostra. Insomma, la nostra abilità nel trasmettere informazioni ha superato ogni limite. Naturalmente, come per tutte le cose, c’è da chiedersi se questo rappresenti un male o un bene.

La risposta sembrerebbe essere scontata: non si può negare che la maggiore facilità nel comunicare abbia migliorato la qualità della nostra vita, numerosi sono i vantaggi che comporta il poter entrare in relazione con il mondo intero, rimanendo comodamente seduti sul proprio divano di casa. Ma, pensiamoci bene: non abbiamo più bisogno di camminare, perché alzare la cornetta è meno faticoso; non dobbiamo più andare a trovare qualcuno a casa, perché è sufficiente vedersi tramite WebCam, non è più necessario il “colpo di fulmine”, perché possiamo trovare l’anima gemella su internet; non necessitiamo delle armi per causare uno scontro tra religioni, ci basta accendere il televisore. Dunque la questione che si propone è un’altra: questo “comunicare facile” sta rendendo la nostra vita più semplice o sta contribuendo a privarla di alcuni caratteri fondamentali?

Come direbbe il Manzoni:“(…) Ai posteri l’ardua sentenza”.

Gioia II/AC


fonte http://www.liceoporporato.it/studenti/onda/onda2006_07/onda_d'urto36.htm