Le maschere sbagliate del sesso banalizzato


In margine al caso di Perugia
di Davide Rondoni
Avvenire 11 nov 2007


Com’è possibile che una cosa bella si trasformi in orrore? Che una specie di allegria, di giovanile smania di provare piacere, emozioni forti, degeneri in folle e cupa morte? Molti se lo chiedono, guardando le foto e i filmati che con una insana voluttà i media mostrano dei baci, delle pose, delle foto dei ragazzi protagonisti nel caso di Perugia. Leopardi lo sapeva. Che il sesso può degenerare in ira, in orrore. Lo scrive nella sua poesia ad Aspasia.

L’uomo, dice in quei versi, quando s’accorge che la donna non soddisfa il suo desiderio, monta in ira. E s’arrabbia con lei.

Qualcosa del genere, tremendamente, dev’essere avvenuto in quella casa. Ora la vita di quei ragazzi, uguale a quella di tanti loro coetanei, viene setacciata. E sotto le espressioni zuccherose, sotto le pose carine, si scopre una consuetudine quasi spensierata con il sesso. Come se, appunto, il sesso fosse una faccenda di zucchero filato, una cosa carina da fare a piacimento, un godimento a portata di mano, da consumare senza troppi pensieri. E invece non sapevano, o fingevano di non sapere, che il sesso è una cosa grandiosa. Che fa toccare all’uomo e alla donna le vette e gli abissi. Non sapevano, non lo avevano insegnato loro, o fingevano di non sapere, che il sesso non è solo una piacevole ginnastica, una faccenda di tenerezza, o solo un momento, una parentesi piacevole in giornate noiose. Ignoravano, o fingevano di ignorare, che è un’esperienza fortissima, che muove le corde più profonde della personalità. Che porta a fare esperienza dell’abissale. Una sperdutezza. In cui tutto entra in sommovimento, in cui si scatenano forze non del tutto controllabili. Insomma, una cosa grandiosa. Rispetto alla quale la cosa peggiore è essere superficiali.

La banalizzazione del sesso, infatti, è una delle violenze maggiori della cultura e della società contemporanea. A cui tutti si prestano: media, uomini di potere e no, donne di successo e no. Non è un caso che in un’epoca in cui le esperienze forti di rapporto con 'qualcosa' di infinito sono state censurate in favore di un banale materialismo o di un soffocante psicologismo, il sesso diviene per molti, giovani ma non solo, una specie di ultima spiaggia, di luogo dove provare finalmente qualcosa di forte. Visto che nell’educazione dei giovani è stata censurata o mal proposta la importanza della religiosità o dell’arte, del rapporto con l’infinitamente alto, ecco che il sesso diventa l’unica azione in cui spasmodicamente si cerca qualcosa di infinito. E poiché fare sesso è diventato 'facile', e hanno insegnato che è una cosa 'facile', in tanti ci si buttano senza più nessun timore, nessun pudore, nessuna reverenza.

Tranne poi scoprire a volte che il sommovimento che provoca nella persona - legami, gelosie, scoperte - meriterebbe più consapevolezza, maggior cautela. Si è spacciata come leggera un’esperienza che può essere allegra e gioiosa proprio se considerata nella sua gravità, nella sua forza, nella sua importanza. Esaltandolo continuamente in modo leggero, i signori della cultura odierna, hanno finito per banalizzare il sesso. Per non farne scorgere più il volto profondo. Deformandone il volto umano e divino in una maschera da un lato sorridente in modo idiota e dall’altro spaventosa.