La vicenda - a ridosso della festa della mamma -  ci turba e ci rattrista, ma allo stesso tempo ci ammutisce: fatti come questo, che per fortuna finisce bene, si affiancano tra loro e gridano in modo silenzioso. Tutti i cadaveri dal fondo del Mediterraneo, dalle follie delle dittature più o meno cosparse di religione, dai carri armati, dai droni urlano in un silenzio cosmico. Ogni volta che un uomo muore il dolore ha proporzioni cosmiche sia che chiuda gli occhi nel suo letto circondato dall'affetto più sincero e premurose, sia che si schianti sull'asfalto per la insensatezza della droga. Le immagini, i racconti più o meno melodrammatici o peggio ironici del sistema informativo che ognuso si sceglie entrano ed invadono mente e cuore.

Anch'io guardo e cerco di capire. Ma capire mi sembra impossibile. Non capisco come si possano stipare 700 persone in una bagnarola e spedirli alla mercé del mare; non capisco come lo si possa fare per soldi. Non capisco come si possa mettere un bambino in una valigia. Ma la comprensione dei fatti e le supposizioni non mi bastano. Vorrei guardare negli occhi quel padre. Vorrei astenermi dal giudizio. Vorrei capire perché. Soprattutto vorrei capire come si possa continuare a sperare in un futuro migliore.

Eppure viviamo in un'epoca meravigliosa che i nostri soli nonni ci invidierebbero. Chattiamo in pochi millisecondi fin nel cuore dell'Africa, possiamo pubblicare il nostro pensiero nel centro della rete e avere amici che ci leggono nell'intervallo del pranzo, possiamo costruire e mettere in rete saperi e forze da ogni parte del mondo. Certo ci sono anche profeti di pessimismo e di sventura, uomini piccoli e meschini che gridano contro EXPO2015, contro l'abbattimento delle frontiere europee, contro l'abolizione della pena di morte, contro gli ordinamenti giuridici democratici, contro contro contro... Ma anche questi piccoli e meschinetti hanno una possibilità di dissenso, anche loro "contro", grazie a chi è "pro" e ha costruiro reti informatiche, vie di comunicazione, ha combattuto per la libertà, hanno la possibilità di far sentire la loro voce.

Io guardo la foto del bambino in valigia e penso che come me milioni di persone la stanno guardando! Che quel bambino e la sua storia sono di dominio pubblico proprio grazie a quelle tecnologie che magari hanno impoverito il paese dal quale fugge... ma allora è la follia? Allora quel bambino diventa famoso e contemporaneamente resterà un nessuno? Allora sempre di più altri come lui saranno esclusi da quella rete che l'ha reso famoso?

No, io voglio dire no. Voglio sperare di no. Voglio credere di no. Anzi, voglio pensare che anche lui dalla sua misera condizione potrà sempre di più far sentire la sua voce perché sempre il sangue di Abele grida dalla terra e la sua voce Dio la sente. La sente tutta quella gente come me dice no alla rassegnazione verso un progresso velocissimo ma esclusivo, le leggi del mercato globale disonesto, lo strapotere occulto del dominio monetario e che come me cercano vie di speranza. Meno di un secolo fa nessuno in Europa avrebbe creduto nemmeno possibile fare un volo low cost, una vacanza economica in giro per il nostro continente senza dover presentare documenti. Io voglio sperare che tutto questo sempre e solo si allarghi. Io desidero giovani; giovani universitari non rassegnati, intraprendenti, studiosi e volenterosi che confermino la mia speranza. Che vogliano studiare l'Arabo e altre cinque lingue, che non abbiano paura delle differenze etniche, anzi che credano alla bellezza della differenza come ricchezza, che non amino le armi e la forza ma contino sulla loro intelligenza, che si uniscano e spengano gli increduli con fatti di bellezza. Voglio una Chiesa che dia loro fiducia e non solo regole di chi vede solo il male dappertutto e non sa vedere i segni dello Spirito che agisce più e meglio di noi.

Io voglio campare abbastanza per poter chiudere gli occhi dicendo: "avevo ragione".