Sia lodato Gesù Cristo; e sempre sia lodato

Carissimi fratelli e sorelle, oggi celebriamo la solennità della dedicazione del Duomo di Milano, Chiesa madre di tutti i fedeli ambrosiani. Perché, come oggi (era la terza domenica di ottobre e correva l’anno 1577), l’allora Arcivescovo di Milano (san Carlo Borromeo) consacrava il Duomo di Milano al culto e alla preghiera comune e ne indicava il segno della unità di tutti i fedeli ambrosiani. Ecco perché ogni anno alla terza domenica di ottobre ci soffermiamo a contemplare questo avvenimento. Lo facciamo con un pensiero abbastanza breve, vedendo queste persone che entrano nel tempio di Gerusalemme e ne rovinano il sapore religioso, anche se compivano delle opere permesse dalla Legge. I cambiamonete erano lì perché quando si faceva l’offerte al Tempio bisognava usare quelle famose monete coniate proprio per il Tempio e nessuno aveva in tasca queste monete; ognuno prendeva le monete semplici, comuni, le consegnava a questi cambiavalute per avere la possibilità di entrare nella casa di Dio facendo doverosamente la propria offerta; essi vengono presentati un po’ come quelli che disturbano la quiete, il silenzio e la fede che deve regnare nel tempio di Dio.

Sembra di leggere qui un po’ la storia della Chiesa di Dio. Infatti, durante la storia della Chiesa, le potenze del mondo si sono sforzate di farla entrare nei loro giochi (se conosciamo un po’ la storia della Chiesa non ci meravigliamo di queste parole), per rendere la Chiesa organica al loro interesse, per volerla docile alla volubilità delle loro leggi. Ma sempre la comunità dei credenti avrebbe dovuto opporre la sua irriducibile determinazione a obbedire prima di tutto al suo Signore, che è il Creatore eterno di tutte le cose e il Dio di cui ogni autorità umana non è che il segno e il riflesso. Questa fede nella divinità di Cristo è ancora oggi la sorgente della nostra forza, dei nostri ardimenti, della forza della Chiesa, la ragione ispiratrice di tutti i nostri interventi, la base di ogni nostra speranza. E, infatti, chi è che vince il mondo? Si domanda retoricamente san Giovanni nella sua prima lettera; “Chi è che vince il mondo - risponde - se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?”

Ecco perchè non si può separare Cristo dalla Chiesa, né accettare l’uno senza accettare anche l’altra; perché se il mondo perdesse la Chiesa (magari per la difficoltà di cogliere lo splendore della Chiesa, sposa del Re, sotto gli stracci delle prevaricazioni e delle infedeltà di noi cristiani), avrebbe perso anche il suo Redentore e la sua ragione di sperare. Gesù parla di Spirito di verità; non dice lo Spirito di carità, di benevolenza o di solidarietà (anche se è pur vero che ogni autentico amore verso Dio e verso il prossimo è sempre suscitato nei nostri cuore dal grande Consolatore: lo Spirito Santo che è stato promesso, che è venuto e che viene ogni giorno nel nostro cuore). La Chiesa che ci presenta al mondo è posta in una relazione fondamentale con la verità che salva. Avendo ricevuto lo Spirito Santo, la Chiesa, sposa del Signore, non vaga nel buio, ma diventa essa stessa luce per tutti; così può appagare il desiderio immenso di conoscenza senza errore che c’è nell’animo di tutti gli uomini che non siano svagati.

Anche noi, se siamo membra viva di Cristo, siamo colti nella stessa vocazione alla verità che è propria della Chiesa. Perciò essere docili allo Spirito che abbiamo ricevuto, vuol dire amare appassionatamente la Verità e ricercarla senza stanchezza. Mentre, trascurare di interrogarci sui nostri supremi destini, cedere alla tirannia delle menzogne diffuse, compromettere o mutilare la verità per evitare di sfidare i miti bugiardi del nostro tempo, tutto questo significa far resistenza allo Spirito e sottrarsi alla sua grazia.

Gesù ci ha detto “Mi renderete testimonianza”. Al vento e al fuoco della Pentecoste che ci dona la Chiesa (non solo la Chiesa nel suo complesso, ma anche ogni singolo cristiano), ciascuno di noi deve essere preso dall’ansia di evangelizzare e di irradiare nel mondo la vita nuova. La Chiesa dunque non potrà mai disertare la ribalta della storia e darsi ad una mistica latitanza, ma la Chiesa deve farsi sentire in mezzo all’umanità cui è stata mandata. Come è stato bello in questi giorni sentire la Chiesa parlare molto chiaro attraverso i suoi vescovi. La Chiesa deve far risuonare forte la sua voce perché, nella la sua voce, tutti, anche i più lontani, percepiscano la voce del Salvatore. La Chiesa deve cercare di riverberare la verità cristiana sulla realtà sociale perché nella sua azione tutti si incontrino con il Signore Gesù che vuole rimanere vicino agli uomini in ogni ambito della loro vita.

E allora, per concludere, diciamo che la Chiesa rassomiglia molto a Pietro; Pietro, uomo di grande coraggio, ma nel contempo anche capace di tradire. La Chiesa dunque, come Pietro, è mistero di debolezza umana, ma anche mistero di forza soprannaturale; infatti la Chiesa è esile e incerta come il respiro dell’uomo, ma è anche santa come il trono di Dio. La Chiesa è agitata, rissosa, petulante come un’assemblea di condomini, ma è anche severa come l’oceano sconfinato e beatificante della vita divina. La Chiesa, lo sappiamo, lo sentiamo, troppo spesso è lenta, inefficace, inconcludente come un ufficio statale (e quante volte di tutto questo noi ci lamentiamo sottovoce o anche a voce alta tra di noi), ma nel contempo la Chiesa è anche viva, è attiva, è palpitante come il cuore di Gesù Cristo risorto.

Carissimi, questo è il mistero della Chiesa che ci dà stupore, gioia, fiducia, gratitudine verso Dio, verso un Dio che da una materia povera e opaca come quella umana, come la nostra natura umana, ha saputo trarre questo imprevedibile e mirabile capolavoro che è la sua Chiesa, la nostra Chiesa, la nostra Madre Chiesa. E allora con il salmo preghiamo “Oh Signore, ricostruisci Tu la tua Chiesa e raduna i dispersi di Israele”. E così sia.