II DOMENICA DI QUARESIMA
La Samaritana

Sia lodato Gesù Cristo; e sempre sia lodato

Carissimi fratelli e sorelle, che stupendo esempio questa donna peccatrice, samaritana, depone sul piatto della nostra riflessione oggi! Quanti, quanti insegnamenti ci offre il suo gesto! È una donna che va alla ricerca, alla ricerca dell’acqua e, giunta al pozzo, si sente addirittura richiedere “Donna, dammi da bere”. Comincia a perdere la visione delle cose e dice: “Io dovrei dare da bere a te che sei un giudeo, io che sono una samaritana? (Probabilmente non ho ancora capito niente della mia vita; bisogna che allarghi lo sguardo per capire bene la mia natura di donna)”. Infatti Gesù dice “Vai, chiama tuo marito”; “Ma io non ho marito”; “ Hai detto bene: non ho marito; e allora cerca di capire che cosa stai costruendo nella tua casa con quell’uomo che vive con te. È proprio una famiglia o qualcosa che rassomiglia a un’assieme di famiglia? ” Certo, bisogna allargare lo sguardo sopra di noi per comprendere la nostra vera natura. E la donna pensa: “Allarghiamo lo sguardo, voglio andare alla ricerca di Dio che darà una risposta alla mia vita”. “Ma Dio dov’è? - dice la donna - È sul monte Garizim dove preghiamo noi samaritani oppure è a Gerusalemme dove dite bisogna lodare il Signore? In fin dei conti, dov’è questo Dio? Ah, sì, verrà il Messia, il profeta, e quello ci rischiarerà ogni cosa”. Al che Gesù le dice: “Donna, guardami bene in faccia: Io sono il Messia”.

Questa donna, che è l’emblema di chi va alla ricerca di Dio, era partita per cercare l’acqua e, addirittura, ha trovato Gesù Cristo, il Messia. La donna è uno degli esempi chiari degli investigatori di Dio. Quanta gente va alla ricerca di Dio! Sono investigatori di Dio, ma inconsapevoli, come la Samaritana. Forse non si sentono nemmeno di qualificarsi come cristiani, questi cercatori inconsapevoli di Dio; sembrano addirittura estranei alla vita della Chiesa, eppure la loro ricerca è autentica e fruttuosa. Sono uomini che probabilmente hanno già trovato Dio e ancora non se ne sono accorti. Quanti uomini di questo genere, cercatori inconsapevoli di Dio, ho conosciuto nei miei sessant’anni di sacerdozio e ne conosco oggi ancora: tanti che vedo e saluto per le strade del paese.

Queste persone hanno già trovato Dio nella decisione limpida e ferma di servire la verità dovunque essa sia, di accettare la volontà di chi è il Signore di tutto, anche se per loro è ancora forse il Dio ignoto. Hanno preso la decisione di non resistere ad alcuna sollecitudine per il bene degli altri. L’hanno trovato, il Signore, nella loro stessa inquietudine, nella loro determinazione a non adagiarsi alla superficialità, a non rassegnarsi alle banalità della cultura dominante, nel loro mettersi in cammino per inseguire la giustizia, nel loro farsi pellegrini instancabili dell’Assoluto.

Ma c’è anche chi non cerca più il Signore, perché vive in superficie e si ritiene appagato di ciò che già possiede (gli agi, i piaceri, gli interessi, i giochi complicati dell’esistenza mondana). Ci si dà magari da fare, ma sempre più per aumentare e perfezionare gli agi e i piaceri della vita, sempre più per essere più profondamente coinvolti dagli interessi e dai giochi del mondo. Non si alza mai lo sguardo da terra e perciò ci si convince che non ci sono le stelle sopra la nostra testa né altri mondi oltre quello che ci imprigiona. Da uomini così, senza aneliti, senza fremiti spirituali, certamente Dio non si lascia raggiungere.

Ma c’è anche chi non cerca più il Signore perché dispera ormai di trovarlo, perché è stato amareggiato e disgustato dalla vicenda umana, piena di ingiustizie e di meschinità, perché è frustrato nelle sue aspirazione alla verità e al bene. “Dio - dicono questi succubi del pessimismo - non può esistere perché il mondo è troppo brutto e la storia degli uomini è troppo contaminata”. Costoro sono come degli innamorati delusi; la loro anima è troppo dolorante per mettersi in cammino verso la verità. E allora preghiamo perché il Signore abbia misericordia di ogni piaga del cuore, perché tutti possano riconoscerlo non come la causa ma come la consolazione e il solo possibile risarcimento dei nostri mali.

E poi ci sono quelli che non cercano più Dio perché sono convinti di averlo già perfettamente trovato (stiamo attenti di non essere tra questo numero!). Possiedono già, a proposito della religione e della fede, le loro convinzioni personali che non accettano mai di discutere. Essi hanno, per così dire, addomesticato Dio fino a farlo diventare qualcuno che non li inquieta più, che non esige più niente, niente più di quello che loro stessi hanno stabilito di donargli.

Ecco poi l’uomo inquieto di fronte alla ricerca di Dio: questo uomo inquieto (che siamo noi), sempre scontenti di sé e delle vicende in cui ci troviamo coinvolti, sempre frastornati dai mille problemi irresolubili. Noi abbiamo bisogno, un bisogno estremo e assoluto (anche se spesso inconsapevole o addirittura negato), di Qualcuno che ci dia certezze cui aggrappare il nostro destino, delle risposte che nessuna critica possa scalzare, delle verità che costituiscano l’approdo del nostro travaglio umano.

Ebbene, carissimi, questo Qualcuno c’è; la Samaritana l’ha trovato ed è il Signore, il Signore che per noi è risorto e adesso è seduto al pozzo e ci attende ogni momento per stare con noi. È un Signore che, per toccarci il cuore, sceglie il metodo paziente e lungo di dialogare con noi, per rischiararci a poco a poco con la sua Luce, la Luce della Sua Verità. E così sia. Don Enrico Vago