III DOMENICA DI QUARESIMA
di Abramo

Sia lodato Gesù Cristo; e sempre sia lodato

Carissimi fratelli e sorelle, dopo aver letto questo brano del vangelo mi sembra di ricordare alcune diatribe che avvengono alla televisione tra i diversi politici, sociologi...: ciascuno sta dalla sua parte e, alla fine delle diatribe, ciascuno torna a casa sua con le sue idee; nessuno cambia una virgola delle proprie convinzioni. Ecco, Gesù parla a quei Giudei che già gli avevano creduto e quindi non erano suoi nemici. Ma dopo la discussione che cosa succede? Raccolsero delle pietre per gettarle contro di Lui, ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Se andiamo a rileggere questa pagina del santo vangelo, ci accorgiamo che sono due le parole che si rincorrono: la menzogna e la verità; un tema veramente straordinario per il quale occorrerebbero tanti e tanti tempi di riflessione. Diciamo subito che noi viviamo (quante volte lo diciamo) in un mondo immerso nella menzogna. Di menzogna circa l’uomo, il suo destino, la sua natura sono intessuti tutti i consigli e le regole di condotta che vengono quotidianamente offerti dalle mille cattedre che oggi pretendono di insegnarci a vivere. La menzogna presiede troppo spesso alle esposizioni convenzionali della storia, per esempio; basti pensare alle sciocchezze che si continuano a ripetere sul Medioevo. Ancora, la storia dell’unità d’Italia, la storia dell’Italia dall’unità ai nostri giorni (è un secondo esempio) è una storia di bugie al servizio di ideologie di volta in volta dominanti. E poi dobbiamo dirlo, ogni tanto è giusto ripetere queste cose, uno Stato come il nostro che quando fa una legge a favore dell’aborto la intitola così “Norme sulla tutela sociale della maternità”, questo è uno Stato che si abbevera tranquillamente di menzogna e si ammanta di ipocrisia. Bisogna chiamare le cose con il loro vero nome! Ma il capolavoro del padre della menzogna è quello di essere riuscito a diffondere la convinzione che non c’è niente di certo, niente di sicuro, che non si può distinguere il vero dal falso, il bene dal male, il giusto dall’ingiusto: tutto è confuso, è mescolato, è stravolto!

E allora noi diciamo: se non si può più distinguere con certezza la luce dalle tenebre, non si può più nemmeno decidere qualcosa; e se non si può decidere, non si è più uomini liberi perché la perdita delle certezze comporta sempre la perdita della libertà; e la perdita della libertà va sempre a servizio dei furbi, dei prepotenti, degli uomini che sciaguratamente aspirano a diventare padroni di altri uomini. “La Verità vi farà liberi” ci dice Gesù; se la Verità è il principio della libertà dell’uomo, che solo nel possesso della verità è posto in condizione di orientarsi autonomamente sottraendosi ai molteplici condizionamenti della storia che cercano di irretirlo, allora vuol dire che la menzogna è il principio di ogni schiavitù. In vari modi l’uomo infatti diventa servo, schiavo, per esempio cadendo sotto la tirannia degli uomini o degli avvenimenti o degli impulsi ciechi o dei deterministi sociali.

Ma alla radice di queste molteplici umiliazioni per l’uomo c’è sempre l’influsso malefico della menzogna: * la menzogna storica che quotidianamente è proposta dalla potenza di mille voci ossessive e amplificanti, che trascurano il rispetto dei fatti concretamente accertati; * la menzogna metafisica che fa violenza all’essere delle cose ingabbiando l’uomo in schemi di ideologie convenzionali; * la menzogna psicologica che altera i meccanismi della vita interiore dell’uomo e impedisce all’uomo di sceverare il bene dal male e lo induce alla colpa. La menzogna è dunque all’origine di ogni nostro vero guaio così come la conoscenza amorosa della Verità è l’inizio di ogni salvezza.

Contro la verità corriamo tutti il rischio di peccare, soprattutto quando, sulle questioni vitali e sui problemi che toccano il senso della esistenza, enunciamo interiormente (e magari proferiamo anche all’esterno) dei giudizi molto sbrigativi, senza preoccuparci abbastanza di far precedere le nostre sentenze da una ricerca umile, tenace e spassionata della luce. Cristo non è venuto per cancellare il confine tra il vero e il falso, tra il giusto e l’ingiusto, ma perché gli uomini potessero ritornare a servire, con tutta la loro anima e con tutta la loro esistenza, la verità e la giustizia.

Il cristiano non teme la verità, anzi se ne nutre; non la nasconde e non tenta di piegarla a questo o a quel progetto; non consente che la verità sia soffocata sotto la coltre di questa o quella ideologia perché egli sa che lui stesso, come tutti, è giudicato dalla verità così come dalla verità sono misurati e giudicati tutti i pensieri, gli ideali e le proposte di vita. Le ideologie possono durare anche a lungo, ma abbiamo visto nella storia che, alla fine, si dissolvono davanti alla verità come le nebbie al calore del sole. La verità di Dio certo non è chiassosa; spesso appare anche perdente, quasi sempre sembra inefficace. Ma, alla fine, la verità di Dio è lucida e ci permette di ricominciare sempre nella speranza questo tribolato cammino della nostra esistenza di uomini. La verità dunque è un bene offerto a tutti e noi non possiamo aver pace fino a che tutti siano posti in condizioni di conoscerla e, se vogliamo e se lo vogliono, di lasciarsene conquistare. Ecco perché Gesù ci dice e ci ripete sempre “Credete in me; chi è da Dio ascolta la Parola di Dio”. E così sia. Don Enrico Vago