Sia lodato Gesù Cristo; e sempre sia lodato

Carissimi fratelli e sorelle, ancora una volta ci aiuta la poesia religiosa che ci dice: “Era l’alba e molli in viso, Maddalena e l’altre donne fean lamento sull’Ucciso. Ecco tutta di Sionne si commosse la pendice e la scolta insultatrice di spavento tramortì”. Lasciamoci prendere da questa frase “Ecco tutta di Sionne si commosse la pendice”, cioè il colle di Gerusalemme è pieno di commozione, di emozione; viene scosso. Gli evangelisti se la cavano con una frase molto semplice “E venne un grande terremoto” perché non hanno la capacità di descrivere ciò che è avvenuto: il cambiamento radicale della vita e della storia. È arrivato un terremoto che tutto sconvolge. Forse non si sconvolse nulla materialmente, ma in realtà si sconvolse veramente tutto. Ecco allora la fede: la fede che questo Uomo, Gesù annientato dagli uomini, è stato da Dio risuscitato, la fede che ci dice che l’ordine dei valori della storia è capovolto da Dio, questo è il grande terremoto. Siamo ancora in questa onda sismica che ci trasporta e ci conduce avanti nella vita. Forse negli archivi di Pilato, fu registrato un fatto che fece numero con altri fatti, cioè un delinquente è stato condannato alla morte. Gesù è un delinquente condannato, così si dice negli archivi storici. Eppure, da quel fatto è cominciata un’altra storia, quella che ancora oggi noi viviamo nella gioia della risurrezione. Perché? Perché o la parola dell’amore sarà l’ultima parola della storia oppure, secondo la grande metafora, la storia sarà una tragica favola raccontata a un idiota. Noi siamo coloro che credono che l’ultima parola sarà sempre quella dell’amore. Non solo sarà, ma lo è per ciascuno di noi.

Ecco perché ci impegnano oggi a riflettere su quello che è avvenuto dopo l’immolazione di Gesù sulla croce: la sua risurrezione. Non potremo che ritornare qui, nel corso della nostra vita, perché è sempre nella croce di Cristo la cifra che spiega tutto, la parola insieme tenebrosa e luminosa che entra nella nostra coscienza. Passano i secoli, mutano le culture, ma questo è il baricentro delle coscienze. Se questo fatto ha senso, allora tutto ha senso. Perché se questo fatto non ha alcun senso ed è nella serie dei fatti senza senso, allora si muore e non ha senso; allora i giusti sono sconfitti e schiacciati e non ha senso; l’amore si oppone alla forza, ma non ha senso. Tutto diventa improvvisamente come una faccia senza occhi, come un occhio senza pupille, come un ordine senza centro. Cioè grande caos; e tutta la storia e la vita degli uomini.

Noi credenti lo diciamo, ma non per sfida contro chi non crede; anzi, proprio dalla croce ci viene una parola di conciliazione. Del resto sotto la croce non ci fu che conciliazione. A dire parole di fede furono non gli apostoli, ma i non credenti. I credenti fuggirono (tanto per mescolare le cose, per impedire il nostro falso ordine di religione costituita che distingue e separa). Sotto la croce le cose si capovolsero e i fedeli furono infedeli e gli infedeli diventarono fedeli; e il buon ladrone dice “Ricordati di me quando sarai nel tuo Regno”; e il centurione romano pagano di fronte alla morte di quell’Uomo dice “Veramente Costui era, è, Figlio di Dio”. È una luce grande questa della risurrezione che ci fa capire fino in fondo il mistero della morte in croce di Gesù. Ci fa capire che chiunque vive per amore della giustizia e della pace è dentro questa storia di Gesù. Le confessioni di fede sono certo auspicabili, ma sono secondarie. Quel che conta, anche questo ci insegna la passione di Cristo con la sua risurrezione, sono le scelte che facciamo ogni giorno in rapporto all’amore o all’egoismo. Questa è la discriminazione di fondo: “Tutto quello che avete fatto all’ultimo dei miei discepoli - ricordate - l’avete fatto a me”.

Carissimi fratelli e sorelle, in questa giornata di Pasqua comunque vogliamo farci vicendevolmente un bell’augurio. La mattina di Pasqua - dice il Vangelo - le donne, giunte nell’orto, videro il macigno rimosso dal sepolcro. Potremmo definire la Pasqua la festa dei macigni rotolati via. Vorrei che potessimo liberarci dai macigni che ci opprimono ogni giorno. Pasqua è proprio la festa dei macigni rotolati via; Pasqua è la festa del terremoto. Ognuno di noi ha il suo macigno, una pietra enorme messa all’imboccatura dell’anima che non lascia filtrare l’ossigeno, che opprime in un morsa di gelo, che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con i fratelli: è il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell’odio, della disperazione, del peccato. Siamo tombe alienate, ognuno ha il suo sigillo di morte. Pasqua allora - ecco l’augurio - sia per tutti noi il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l’inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi. E se ognuno, uscito dal suo sepolcro, si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, allora si ripeterà finalmente il miracolo che ha contrassegnato la risurrezione di Cristo. E così sia. Don Enrico Vago