Sia lodato Gesù Cristo; e sempre sia lodato

Carissimi fratelli e sorelle, sappiamo tutti, incomincia la quaresima e da secoli si legge uno dei testi più drammatici del Vangelo: il racconto delle tentazioni di Gesù. L’attore principale del racconto è il tentatore, cioè Satana, ecco l’argomento difficilissimo di queste nostre parole. Dobbiamo parlare di Satana come un soggetto personale: Satana nei suoi rapporti con Dio, Satana nei suoi rapporti con gli uomini.

Questo attore principale si chiama appunto Satana; e questo è il solo dei testi del Nuovo Testamento in cui Satana parla e appare come un soggetto personale (nell’Antico Testamento ciò accade nel libro di Giobbe). Carissimi fratelli e sorelle, una cosa un po’ curiosa, vogliamo rielaborarla. Il racconto ha, dal secolo scorso, un’interpretazione da cui non si può prescindere ed è il racconto del Grande Inquisitore, dallo scritto “I demoni” di Dostoevskij. Il Grande Accusatore, il Grande Inquisitore, dice a Gesù, tornato sulla terra e che egli ha fatto imprigionare: “Oh, Gesù, Tu hai fatto un gravissimo errore: hai respinto ciò che il lucidissimo Principe delle tenebre ti ha offerto. Egli sa bene che sono tre le cose che possono sedurre gli uomini: la ricchezza, i miracoli e il potere. Egli ti ha chiesto di dare pane agli uomini, di fare un miracolo spettacolare, infine di accettare da lui il potere, che Satana possiede in proprio. Ma Tu, oh Gesù, hai offerto agli uomini la libertà. E loro, gli uomini, della libertà non sanno cosa farsene. Allora - continua il Grande Inquisitore - noi preti abbiamo avuto pietà di loro; in tuo nome abbiamo dato loro ciò che Tu non hai accettato da Satana: abbiamo dato loro il pane, i miracoli, il potere. Ed essi, gli uomini, ci hanno seguiti”.

Certo in Dostoevskij, l’interpretazione è anche una critica di un cristiano russo alla Chiesa romana, è vero, ma il testo del Grande Inquisitore ha però la capacità di mettere in luce come la libertà dal potere, dal sacro e dalla ricchezza sia una proprietà essenziale di Gesù Cristo; la libertà. E’ una chiave per far comprendere al nostro tempo, che ha compiuto i miracoli della tecnologia, che ha aumentato la ricchezza e il potere degli uomini sulla natura e su se stesso, la coerenza della figura di Gesù, Lui il protagonista vero del Vangelo, la sua unicità e l’universalità della sua Parola. Né la potenza tecnologica né quella politica né quella sacrale sono l’uomo.

Il Vangelo di oggi ci dice che l’uomo è la libertà: l’uomo è l’infinito nel tempo finito, è l’immagine dell’Eterno nel tempo. Oggi, in cui gli uomini (almeno nel mondo occidentale) sono usciti dallo stato di necessità, oggi in cui l’uomo dispone di più beni di quanti possa consumarne, l’uomo si domanda, molto più che nei giorni della fame, che senso abbia l’esistenza “che è questo supremo scolorar del sembiante e perir della terra e venir meno ad ogni amante usata compagnia? E io chi sono?”.

Se dovessimo oggi rispondere a chi domanda “Dov’è Dio?”, potremmo rispondere così: “Dio è nel desiderio che è oltre la liberazione del bisogno”. Infatti, il benessere economico mostra la debolezza dell’offerta di Satana fatta da Gesù. L’intelligentissimo spirito che sorprese con l’acutezza delle sue domande lo scrittore russo ci appare oggi umano, quasi troppo umano, proprio nel senso in cui usava questa espressione un ammiratore di Dostoevskij, il filosofo Nietzsche “L’uomo è più che uomo”. Il lettore di oggi, noi cristiani, ha troppo interesse per il diavolo per non essere attratti e respinti, allo stesso momento, di fronte a questo Vangelo, uno dei testi più comprensibili per il contenuto e più difficile da accettarsi, appunto per questo tentativo di esprimere la personalità del demonio.

Troviamo poi che questo Satana parlante è una voce conosciuta nel nostro cuore: Satana è in noi e non è noi; esiste come altro e si insinua nei nostri pensieri. Sapete che la fantasia medievale ha fatto di lui, del demonio, una figura bestiale per invitare a disprezzarlo. Il Satana invece della Bibbia è a livello di Dio nel Vecchio Testamento, è a livello di Cristo nel Nuovo Testamento e dunque all’altezza dell’uomo; può parlargli al cuore.

Ma questa grandiosa scena che va dal deserto al pinnacolo del tempio, al monte di una geografia irreale in cui compaiono tutti i regni della Terra, è rappresentata a noi, discepoli di Gesù, per farci comprendere il modo con cui confrontarci col Tentatore: questa scena vuol dare a noi la certezza che è Satana il debole, che chiede il consenso all’uomo, e non inverso, nonostante Satana si vanti di possedere tutti i regni della Terra. Perché (ecco l’insegnamento del Vangelo di oggi) l’uomo è l’immagine di Dio: l’uomo è la libertà.

E allora in questo tempo sacro della Quaresima affrontiamo seriamente il colloquio con la persona di Gesù, di cui vogliamo sempre stare alla sequela. Ma questo impegno significa essere sempre rimandati alla dinamica impegnativa e responsabilizzante della nostra libertà, della libertà di ciascuno di noi. E così sia.

Don Enrico Vago