Sia lodato Gesù Cristo; e sempre sia lodato

Carissimi fratelli e sorelle, facciamo qualcosa di strano oggi; è la festa di santo Stefano e l’omelia dovrebbe riguardare la santità e la testimonianza del primo martire diacono della Chiesa, ma san Paolo negli Atti degli Apostoli ci ha già descritto molto bene la figura e la caratteristica di questo santo. Quindi lascio la riflessione su santo Stefano a me e a ciascuno di voi. Invece voglio fare e rifare (perché lo abbiamo già fatto altri anni) la nostra riflessione sopra la lettera di san Paolo apostolo a Timoteo, il suo carissimo discepolo vescovo di una diocesi dell’Asia Minore. Timoteo. L’abbiamo già fatta questa riflessione, ma secondo il vecchio adagio repetita juvant (le cose che si ripetono portano sempre un po’ di giovamento).

Mi sembra di leggere nella parola di Paolo una profezia precisa. San Paolo non è un profeta, san Paolo parla dell’oggi, del momento che stava vivendo; parla dell’oggi che è Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto Uomo, la Parola del Signore che rivela i segreti del Padre. Eppure anche lui dà una profezia che non è secondo certe profezie dell’Antico Testamento, che sono vaghe e nebulose e lasciano a chi legge l’impegno di approfondire e circoscrivere certe parole strane, certi modi di dire che riguardano appunto il futuro. Paolo è preciso: “Verrà giorno - dice - in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla Verità per rivolgersi alla favole”. San Paolo dà una profezia e non dà una scadenza nel tempo, tra un secolo, tra due secoli sarà così: è una profezia che si allunga dentro tutta quanta la storia del mondo e della comunità cristiana. Quindi possiamo metterci “2011” e siamo dentro tutti quanti in questa profezia.

Ma Paolo è terribile; non dà soltanto il contenuto della profezia, ci racconta anche le cause: “Sapete perché voi oggi vi rivolgete più alle favole che alla sana dottrina? Perché non avete fatto quello che era il vostro compito”. E questa è una tirata d’orecchi per me, per ciascuno di voi, per tutta la comunità cristiana, per tutta quanta la chiesa nei secoli: “Annunzia la Parola - dice san Paolo - insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina”. Come dire: la comunità cristiana non ha seguito questo insegnamento di Paolo e per tanto tempo, magari, è stata in silenzio: il silenzio della Chiesa su certi fatti, su certi avvenimenti, su certi principi morali e non morali che si allargavano dentro la mentalità del mondo. Non sempre la Chiesa ha parlato nel momento giusto e nel modo giusto. Ecco il rimprovero di Paolo: “Siccome voi, comunità cristiana (io prete e voi laici) non avete alzato la voce con chiarezza per annunciare il magistero di Cristo, gli uomini si sono allontanati dalla vera dottrina e adesso si volgono alle favole”. Provate a vedere qualche trasmissione televisiva; sono lì tutti sapienti e tutti hanno la medicina giusta per risolvere questi nostri tristi problemi economici e morali; e ognuno ha la sua ricetta. Ma è questo l’errore: ognuno ha la sua ricetta, convinto che lui solo abbia la ricetta esatta; tutti gli altri non capiscono un bel niente! E guardate la fine della diatriba televisiva: ognuno porta a casa, convinto, che la verità ce l’ha lui, nella sua mente e nel suo cuore, e gli altri non hanno capito e non capiranno un bel niente. Queste sono le favole. Guardate la gente, ognuno col suo giornale va a casa, lo legge e ha preso quel giornale perché sa che su quel giornale ci sono gli scrittori e i giornalisti che fanno solletico alla sua mente e al suo cuore; dicono, questi giornalisti, esattamente quello che sto pensando e quindi mi convinco ogni giorno di più che la ragione è dalla parte mia.

Paolo ci invita ad essere più umili, più intelligenti, più capaci di ascoltare chi ci sta vicino, soprattutto quelli che non la pensano come noi. La Verità non è monopolio di nessuno; o meglio, è monopolio di Gesù Cristo perché è Cristo la Verità dell’uomo e sull’uomo. Noi abbiamo qualche particella e anche i nostri fratelli hanno una particella di verità; abbiamo dunque l’orecchio e il cuore aperti per ascoltare chi non la pensa come noi e magari ci mette un po’ in crisi. Riflettiamo e ci accorgeremo che effettivamente il monopolio della verità non sta nella nostra mente e nel nostro cuore.

Ma poi, scusate, ho trovato un’altra affermazione di Paolo; è un’affermazione personale che ho sentito rivolta a me, ma penso che tutti quanti possiamo rivolgere questa affermazione alla propria persona e alla propria storia, quando Paolo dice: “Quanto a me il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele”. Di sciogliere le vele, cioè arriva il momento in cui uno deve dare l’addio ai compagni di viaggio sulla nave perché è venuto il momento in cui deve partire e andarsene. Sono questi momenti che ogni tanto albergano nel mio cuore. Scusate per questa affermazione personale, ma penso che anche per voi sia così. Ottant’anni, poi c’è la battuta “Ai cent’anni ce ne sono ancora!”; certo, ai duecento ce ne sono ancora di più, ma sappiamo benissimo che è un modo di dire, è un modus dicendi tanto per consolare quello che ormai ha ottant’anni e quindi cosa deve aspettarsi ancora di più dalla vita! E qualcuno che ne ha meno, come voi, magari ogni tanto sente questa aria fredda della vita che sta allontanandosi; “Anch’io sono vecchio” dice qualcuno che appena sessant’anni!

E allora entriamo in questa atmosfera di termine della nostra esistenza, quando il filo della vita si sfilaccia nelle mani e ci si accorge che sta rompendosi, sta allontanandosi. Che cosa dobbiamo fare? Dobbiamo rattristarci? Dobbiamo piangere sopra il tempo che è passato? Io dico che bisogna fare esattamente l’opposto e, tanto per ripeterlo a me e per dirlo a voi, rileggo quello che ho scritto quando mi sono suonati gli ottant’anni:

OTTANTA (scrivevo) HO - T - TANTA VOGLIA DI VIVERE (l’avevo e ce l’ho ancora adesso, anzi, ancora più di prima)

Ancora ho voglia di albe e tramonti; ho voglia di ascoltare gli uccelli che ogni mattina alla vita mi richiamano. Ho voglia di acqua che piove dal cielo e ti irrora le mani e sui capelli. Ho voglia di sole caldo, torrido, splendente. Ho voglia del mio gatto che si struscia alle caviglie e con occhi mansueti mi rimira. Ho voglia di cime di montagne, di spiagge che si allungano nel mare azzurro come il cielo. Ho voglia... Sento una voglia irresistibile di un calore che soffia dolce dal volto degli amici. Di compagnia ho voglia! E voglio vincere il richiamo di una solitudine amara. Voglio sentirmi accerchiato da tutti: le persone incontrate, che ho abbracciato, nel breve volo della vita mia. Voglio, voglio ancora, voglio e sempre voglio. Ma c’è Qualcuno che bussa alla mia porta. E sento una voglia matta di contemplarne il volto. Maranathà. Vieni Signore Gesù.

Carissimi fratelli e sorelle, com’è bello attendere il momento in cui si spera di vedere il volto di Dio! Io - tra poco o tra molto, chi lo sa! - devo chiudere questi occhi materiali e riaprire, per modo di dire, gli occhi dello spirito, della fede. E come vedrò il volto di Dio? Come sarà la faccia di Dio? Come saranno le sue parole che potrò, se potrò, ascoltare? Come sarà il gesto di Gesù che vorrà abbracciarmi quando ritornerò alla Casa? È un momento bello questo, un momento bellissimo, proprio perché vediamo che l’onda del mare adagio adagio sulla spiaggia diventa sempre più debole per fermarsi in fondo alla sabbia.

Carissimi fratelli e sorelle, potrei dire, potremo dire, quello che Paolo dice “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede”. Un briciolo di fede in un angolo del cuore resta, ce l’abbiamo; è lì che andiamo a rifugiarci ogni tanto quando arriva il peso della debolezza della nostra vita. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto Giudice, mi consegnerà - spero - in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti voi, carissimi fratelli e sorelle, a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione. E così sia. Don Enrico Vago