Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo,
perché con la tua santa croce hai redento il mondo. Sia lodato Gesù Cristo; e sempre sia lodato.

Carissimi fratelli e sorelle, o tementi dell’ira ventura, cheti e gravi oggi al tempio moviamo. Siamo radunati stasera nella casa del Signore, nella nostra casa, con Lui, perché vogliamo rivivere con la fede gli avvenimenti avvenuti nel venerdì santo a Gerusalemme, in quel venerdì santo. E ci domandiamo: ma che cosa è successo? I vangeli sono fin troppo chiari: Giuseppe d’Arimatea, membro ragguardevole del Consiglio, che aspettava anche lui il regno di Dio, fattosi coraggio, si presentò davanti a Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto; fece venire il Centurione e gli domandò se davvero fosse morto da un pezzo. Udito il rapporto del centurione, concesse il cadavere a Giuseppe; questi comprò un lenzuolo e calò Gesù dalla croce, lo avvolse nel lenzuolo e lo depose in un sepolcro scavato nella roccia; poi rotolò una pietra dinnanzi all’entrata del sepolcro. Era un notabile ricco, Giuseppe d’Arimatea, anche lui discepolo di Gesù, ma in maniera nascosta come Nicodemo, lui pure notabile e ricco; ed è proprio Nicodemo che in questa occasione sbuca fuori un’altra volta mentre si fa sera: “E venne anche Nicodemo, quello che precedentemente era andato di notte da Gesù portando una misura di mirra e di aloe, quasi centro libbre”. Mi pare di intuire, seppure leggerissima, una sottolineatura ironica da parte di Marco a proposito dell’iniziativa di Giuseppe: fattosi coraggio, si presentò davanti a Pilato.

Eh sì, ci sono amici che rischiano soltanto quando non c’è da rischiare troppo! Ci sono amici che escono allo scoperto soltanto quando non c’è da scoprirsi troppo. Ci sono amici che prendono posizione chiara e luminosa soltanto quando è buio. Ci sono amici disposti a pagare col portafoglio (e venne Nicodemo portando una misura di mirra e aloe, quasi cento libbre), ma forse non pagano con la propria persona. Ci sono i fervidi sostenitori della verità, purché quella verità sia stata loro servita sul vassoio ufficiale della sicurezza. Ci sono infiniti i turisti della verità, che hanno le strade nuove, che si esibiscono su posizioni di avanguardia, ma in quel momento stavano rannicchiati al riparo della prudenza, quando altri aprivano quelle strade e pagavano il duro pedaggio della calunnia, dell’incomprensione, delle prevenzioni, dello scandalo. Per esempio pensiamo alla donne. Via! Salvo qualche eccezione, un cadavere non è troppo compromettente; alcune volte addirittura può risultare utile.

Carissimi fratelli e sorelle, noi siamo qui, fuori dal sepolcro di Gesù, e siamo in attesa - come dice la sinfonia cristiana - di quando dalle tenebre la diva spoglia uscita diede il supremo anelito della seconda vita. Siamo qui davanti a Gesù che ha dato la sua vita per noi e ci sentiamo tutti prodighi. Signore, è forse un bene, se può salvarci dal rigore del figlio primogenito, essere prodighi e farci oggetto della tua misericordia. Noi siamo tutti prodighi e può essere anche una fortuna se sappiamo riconoscere la gioia di essere perdonati da Te.

Non darci, oh Signore, l’innocenza: serbala per i tuoi santi che sanno custodirla senza orgoglio. A noi dà la grazia del ritorno, l’umiltà della contrizione, il gaudio della riconoscenza. Che non ci spiaccia aver bisogno del perdono, ma ci dia la gioia di essere perdonati da Te. Perdonati da Te, per tutte le nostre colpe, carissimo nostro Signore, morto per noi! E allora, una volta tanto, vogliamo raccontarti la litania delle nostre colpe, di tutte le nostre colpe (anche se ne elencheremo soltanto poche).

Signore, perdonaci. Perdonaci se abbiamo amato noi stessi più di Dio, se abbiamo cercato un Dio assicuratore, se abbiamo coltivato la fede consolatoria, se abbiamo pregato solo per abitudine, se abbiamo vissuto con noia, se abbiamo disprezzato la fantasia, se abbiamo disincantato i giovani, se abbiamo compatito gli innamorati, se abbiamo deriso i poeti, preferito l’utilità, se abbiamo trascurato la gratuità e la sobrietà nostra e degli altri.

Perdonaci, se abbiamo idolatrato la forza, se abbiamo cercato la scaltrezza, se abbiamo confidato nella diplomazia, se abbiamo rincorso la carriera, se abbiamo adulato i potenti e trascurato i poveri, se abbiamo dimenticato i bisogni dei deboli, se ci siamo irritati per i disagi degli scioperi, se abbiamo cercato di non fare politica, se non abbiamo votato per pigrizia, o se abbiamo votato per tornaconto e se abbiamo preteso che tutti votassero come noi.

Perdonaci Signore, se abbiamo presunto di dedurre ricette dalla fede, se abbiamo educato al compromesso, se abbiamo insegnato a saperci fare, se abbiamo cercato di evitare i fastidi, se abbiamo taciuto per viltà, se abbiamo parlato con leggerezza, se abbiamo amato la legge più della libertà, se abbiamo amato l’ordine più della creatività, se abbiamo amato il passato più del futuro.

Perdonaci, se abbiamo disprezzato la terra, se abbiamo disprezzato la carne, se abbiamo disprezzato il sesso, se abbiamo fatto l’amore senza l’amore, se abbiamo costituito una famiglia rifugio, se abbiamo rifiutato la vita per egoismo, se abbiamo dato la vita con leggerezza, se abbiamo considerato i figli come nostro possesso, se abbiamo considerato i vecchi come peso. Perdonaci Signore, se abbiamo confuso l’unità con l’uniformità, se abbiamo confuso la libertà con la licenza, se abbiamo confuso la Chiesa con un esercito, se ci siamo contati con compiacenza. Perdonaci, se abbiamo presunto di salvare gli uomini con la legge, se abbiamo presunto di espandere la Chiesa con la forza, se abbiamo cercato appoggi politici, se abbiamo occultato colpe pubbliche per timore dello scandalo. Perdonaci, se ci siamo scandalizzati delle denunce più che della colpa, se non abbiamo ammesso la critica, se abbiamo creduto di possedere noi e solo noi la verità.

Perdonaci, se abbiamo presunto di amministrare Dio, se abbiamo avuto paura della storia, se abbiamo temuto il pluralismo, se abbiamo praticato la prassi del giusto mezzo, se abbiamo cercato di fare tutti uguali, se abbiamo temuto l’originalità, se abbiamo temuto di essere troppo buoni, se abbiamo temuto di passare per sciocchi, se siamo stati sfuggenti, se abbiamo creduto di essere alla pari con Dio. Perdonaci, Signore, se abbiamo rifiutato il tuo perdono.

Carissimi fratelli e sorelle, questo peso dei nostri peccati pesa sulle nostre spalle (io dico: pesa sulle mie spalle), perché ci accorgiamo che stiamo tutti quanti entrando nell’autunno, quella stagione che precede il nostro incontro con il Signore. E io capisco che questo mio autunno sarà ancora molto più breve di tanti vostri autunni. E allora prego per me, ma prego anche per voi perché anche per voi un giorno arriverà l’autunno.

Signore, che il nostro autunno sia dolce e remissivo, come gli alberi che cedono le foglie dolcemente alla terra. E resto in attesa dell’estate, la grande estate senza fine della tua gloria, della tua luce, del tuo amore, come un fuoco acceso con pannocchie di grano che nessun vento può spegnere. Oh Signore, donaci allora una vecchiaia dolce, perché il rispetto della vecchiaia è anche il rispetto che il vecchio deve avere per sé. Insegna Tu questo rispetto a noi. Insegnaci a non lasciarci andare, ma a restare giovani, anzi a tornare giovani e bambini, come ci hai sempre predicato. Perché è facile essere giovani quando la stessa età, col suo entusiasmo, ci porta; difficile essere giovani quando si è vecchi e i disincanti della vita potrebbero farci amari. Donaci, Signore, una vecchiaia dolce senza rimpianti, senza gelosie. Insegnaci a tirarci silenziosamente da parte per fare posto a chi verrà dopo di noi. Insegnaci a scomparire con discrezione, con pudore, nel silenzio; un silenzio che sia un lunghissimo dialogo con Te.

Carissimi fratelli e sorelle, ecco allora quale potrà essere la nostra ultima preghiera: Ti ringrazio, mio Dio, che mi hai creato; mi hai fatto abitare in questa Terra; mi ha fatto vedere il sole, la luna ed ascoltare l’usignolo; che ci hai amato e ci hai dato amici da amare e amici che mi hanno amato; che mi hai svelato la tua faccia e mostrato i tuoi occhi senza fondo. Ora, ti prego di farmi nascere di nuovo al confine con questa vita, nascere di nuovo in Te. E la mia dipartita sarà senza rimpianto se Tu mi prendi per mano e mi conduci nel tuo Regno. La neve cada pure sulla mia tomba; e tu, erba germoglia pure; papaveri, voi fiorite e fiammeggiate al sole, mentre io aspetterò il ritorno del Signore Gesù e insieme alla neve dirò - diremo: “Vieni!”; e insieme all’erba dirò “Vieni”; insieme ai fiori dirò “Vieni!”. E le albe e i tramonti, le sere, le notti, le stelle, il cielo, il mare, l’universo tutto quanto, diranno insieme “Vieni Signore! Voglio solo stare solo con Te”. E così sia. Don Enrico Vago