A differenza dei momenti di crisi mondiale come quello di Cuba degli anni Sessanta suscitato dalla istallazione in Italia e in Turchia dei missili PGM-19 Jupiter americani (1959), oggi la guerra è già mondiale.
È guerra di dazi e questioni economiche mondiali, è guerra commerciale e produttiva globale, è guerra sul campo di potenze aggressive che tralasciando ogni diplomazia e ricerca di accordi ed equilibri, sfruttano il momento di precaria superiorità approfittando per sviluppare egemonie e controllo, pulizie etniche, espansione e dominio.
Noialtri, come tutte le mattine, ci alziamo e andiamo a lavorare ogni giorno più poveri, ogni giorno più smarriti pagando con carburanti, energia e servizi primari il sovrapprezzo del riarmo che dilapida il sistema sanitario e l’impianto culturale e scolastico, procurando sacche di povertà e ignoranza sempre più gravi.
I giovani e i giovanissimi annegano nel nulla culturale dei social che sono sempre più controllati da potenze e potentati che in modo mirato e subdolo inoculano impotenza e stupidità nelle nuove generazioni facendone carne da cannone.
Siamo già nella terza guerra mondiale. Come ben rappresentato dalla famosa massima d’apertura del film “L’odio” (La haine) diretto da Mathieu Kassovitz nel 1995, che racconta di un uomo che precipitando da un palazzo di cinquanta piani, mentre passa da un piano all'altro, si ripete per farsi coraggio: «fino a qui tutto bene». Il senso profondo è che illudersi mentre si precipita non ha alcuna importanza: ciò che conta davvero è l'impatto finale.
Schiavi e servi della sub-cultura americana del bullo più grosso che vince, dove per ogni americano che nasce ci sono almeno tre armi pronte all’uso, logiche viste in centomila film e telefilm, idee propalate in ogni eroe culturalmente sottosviluppato, anche noi della “vecchia” Europa siamo condotti a pensare che questa sia l’unica soluzione: armarsi più del nemico, se non altro per fargli paura.
Ma il male fa male! Come più volte ha ripetuto il primo Papa statunitense, che ben conosce certe logiche con cui fin dai padri pellegrini sono nati e cresciuti gli Stati Uniti, non c’è pace che viene dalle armi.
Noi europei dovremmo essere maestri di questo, perché abbiamo visto come sarebbe stato possibile costruire degli Stati confederati d’Europa poggiandosi su presupposti culturali e non finanziari. Ma, ahimé, abbiamo scelto l’unione monetaria sempre sotto l’assedio americano a trazione tedesca con una Banca Centrale Europea invischiata dal potere d’acquisto. Il male fa male!
Prima, durante e dopo l’11 settembre la vulnerabilità statunitense è sempre più evidente, ma la sua modalità di reazione stupida e propagandistica sta trascinando l’intero mondo verso il baratro, dando un vantaggio di almeno vent’anni alla Cina e alla sua egemonia produttiva. Perché la Cina dovrebbe fermare questa stupida logica autolesionista che le sta dando un vantaggio mondiale? Ma il male fa male!
Dice Federico Petroni, esperto della testata scientifica Limes,
«C’è poi l'impatto psicologico sui soldati delle guerre senza senso. Sono aumentati drammaticamente i casi di disturbo da stress post-traumatico e di depressione: è il male della guerra, il male oscuro dei soldati americani. Negli anni delle guerre al terrorismo, quindi 20 anni, sono morti in combattimento circa 7.000 militari americani. Beh, nello stesso periodo si sono tolti la vita 30.000 militari in servizio attivo — non veterani usciti, ma persone ancora sotto le armi — Quindi è stato quattro volte più probabile morire per suicidio, che uccisi dal nemico in battaglia. E questo manifesta una più profonda disillusione, un più profondo disincanto della truppa»
Il male fa male. Non puoi spargere morte – e spesso inventandosi un nemico immaginario per muovere truppe – pensando che questo non abbia ripercussioni.
“L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” recita perentorio l’articolo 11 della nostra Costituzione, ma intanto noi preleviamo il 5% del nostro Prodotto Interno Lordo per finanziare l’ennesima guerra voluta e preparata dagli Stati Uniti per devastare l’Europa nella sua unità culturale (quella poca che le è rimasta) ed espandere la sua patetica egemonia sul mondo.
L’hanno già fatto in Corea, in Vietnam Laos Cambogia, Grenada, Panama, nel Golfo, in Bosnia-Erzegovina, in Kossovo, in Afghanistan, in Iraq, in Libia, in Siria e in Paesi come Yemen, Somalia e Pakistan… il totale supera ampiamente le 15 campagne operative, peraltro tutte fallimentari! Senza contare l’appoggio mirato e sconsiderato al Sionismo…
Quindi, in buona sostanza, anche oggi “l’Italia che ripudia la guerra” compra energia, idrocarburi e armi dagli Stati Uniti per darle – come accade in Ucraina – agli USA per le loro guerre atte a devastare il mondo e demolire l’Europa. Nessuno ci ha gettato dal cinquantesimo piano, ci stiamo suicidando noi, ma “fin qui tutto bene”. Purtroppo, illudersi mentre si precipita non è di nessun aiuto, perché ciò che conta davvero è l'impatto finale… e non sarà la Russia che ci invade da Est, ma il male che ci divora da dentro levandoci la speranza, la cultura, il futuro, la passione per il domani, il senso del nostro esistere.
Non serve un'invasione straniera per distruggere una civiltà che ha già scelto di consegnare la propria anima al mercato delle armi e alla rassegnazione. Il vero precipizio non è sotto i nostri piedi, ma nel silenzio con cui accompagniamo ogni singolo metro di questa caduta libero-servile.
Prima che l’impatto renda definitivo il buio, restiamo umani: smettiamo di chiamare "difesa" la nostra complicità e torniamo a esigere una pace che non nasca dalla paura del bullo, ma dalla dignità della nostra storia. Perché il male fa male, sì — ma l'incoscienza con cui lo finanziamo è la condanna più grande che stiamo scrivendo per i nostri figli.
L'articolo 11 della Costituzione non è un pio desiderio per tempi calmi, ma un imperativo etico stampato sulle macerie del nostro passato. A forza di ripetere «fino a qui tutto bene», stiamo barattando gli ospedali, le scuole e la cultura con una sovranità di facciata che ci rende complici dell'ennesimo massacro: il nostro.
L'impatto non si evita chiudendo gli occhi o alzando il budget militare: si evita avendo il coraggio politico di dire no. Fermare la caduta richiede una sola cosa: smettere di pagare per la nostra stessa estinzione e ritrovare la voce per dire che la pace, se non è giusta e condivisa, semplicemente non è.
Non sarà un missile a spegnere l'Europa, ma la nostra tranquilla sottomissione al male che ci consuma. Continuare a ripetere «fino a qui tutto bene» non fermerà l’ombra che si avvicina.
È tempo di svegliarsi dal sonno della ragione, prima che l'impatto finale non lasci più nessuno a raccontare chi eravamo.
#dsb2026
